UN ARTISTA / ONE ARTIST

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WHAT WE WANT

ITA_Oggi possiamo identificare una nuova comunità di pionieri abituati a pensare alla città come un luogo slegato dalla sua stessa storia, modificabile e disposto ad ospitare l'importazione di modelli e suggestioni da culture diverse. Queste condizioni recenti hanno acuito la nostra capacità di performare i luoghi, hanno inoltre acuito la nostra sensibilità nel proiettare nell'ambiente la nostra volontà, dando vita a un paesaggio come proiezione dei nostri stessi desideri. In questo panorama nuovi attori mettono in scena le loro performance dello spazio e conformano i luoghi a immagine e somiglianza della loro idea di città. L'accumulo infinto di tali azioni piccole e grandi, e disperse ovunque, imprime sul territorio una volontà, trasformando forma e significato dei luoghi. Spesso questo catalogo di gesti assume una valenza che potremmo definire politica perché inscena una forma di occupazione degli spazi, seppure temporanea e prefabbricata.

Le immagini che fin qui compongono il progetto What We Want descrivono la geografia urbana tracciata da nuovi pionieri e osservano le recenti modificazioni nelle relazioni reciproche tra pietre e persone. Queste immagini riflettono anche sulle modificazioni dello sguardo necessarie a intercettare un paesaggio non più comprensibile da un unico punto di vista. La natura di questi luoghi attrae uno sguardo democratico che mostra simpatia verso le modificazioni del paesaggio sociale e del suo modo di farsi guardare. Ne deriva un osservatorio con molteplici punti di vista che si aiuta mescolando i generi della topografia, della fotografia umanistica, dell'arte concettuale, del montaggio e della scrittura, dichiarando la necessità di stare dietro al mutamento delle cose del mondo con uno sguardo comprensivo. E' un modo di osservare quasi scientifico, entomologico, che compara l'osservazione di fenomeni simili in distinte parti della terra e che mette a fuoco cose molto vicine e molto lontane.

Queste immagini, che in parte abbandonano la convinzione di formare un ordine nel magazzino dei materiali umani, tentano una riflessione parallela sulle cose che guardiamo e sul come le guardiamo, suggerendo una distanza costante nel pedinare un nuovo paesaggio delle modificazioni.

ENG_Today we can identify a new community of pioneers accustomed to regarding the city as a place detached from its own history, which may be altered and arranged to allow for the importation of models and suggestions from different cultures. These recent conditions have increased our capacity to invent places, and they have also sharpened our sensitivity in projecting our will onto our surroundings, giving life to a landscape representing the projection of our own desires. In this scenario new players stage their performance of space and adapt places to images and resemblances of their idea of a city. Through the infinite accumulation of these widespread actions, both small and great, the territory is imprinted with a will, transforming form and meaning into places. Often this catalogue of actions takes on a value that we might define as political, as it manifests a form of space occupation, albeit temporary and prefabricated.

The images that have so far made up the What We Want project describe the urban geography traced by new pioneers and observe the recent changes in the mutual relationships between stone and people. These images also reflect on how we must change the way we see in order to intercept a landscape that is no longer comprehensible from one single viewpoint. The nature of these places encourages us to view them with a democratic eye and a favourable disposition towards the changes in the social landscape and its way of revealing itself. The result is an observatory with different perspectives, which combines topography, humanistic photography, conceptual art, editing and writing, thus declaring the need to follow the changing of the things of the world with an understanding eye. This is an almost scientific, entomological way of observing, which compares the observation of phenomena that are similar in distinct parts of the earth and focuses on things that are very close and very distant.

These images which, in part, discard the conviction of creating order in the storehouse of human materials, attempt a parallel reflection on the things we observe and how we observe them, suggesting a constant distance in following a new landscape of changes.

Jodice Ritratti

RITRATTI DI CLASSE

ITA_Il Grand Tour era un lungo viaggio nell'Europa continentale effettuato dai giovani dell’aristocrazia europea per perfezionare la loro educazione. Il viaggio aveva come obiettivo privilegiato l'Italia, i giovani intellettuali imparavano a conoscere la politica. la cultura, l'arte e l'antichità. Difficile immaginare oggi che una nuova generazione di europei, africani o asiatici desideri attraversare questa Italia per un ampliamento delle proprie prospettive, al contrario appare come un’urgenza un nuovo viaggio attraverso l’Italia fatto dagli stesi italiani alla ricerca di nuove interpretazioni che possano servire da fondamenta per un diverso e più consapevole paesaggio sociale.

Ritratti di classe è il principio di un Atlante sociale che ritrae, nella forma tradizionale della fotografia di classe, gli italiani che stanno per ereditare il nostro paese. Le fotografie esposte sono state realizzate nelle scuole medie ed elementari di Torino, Caldogno (Vicenza), Sassuolo (Modena), Ischia (Napoli).

ENG_The Grand Tour was a long tour through continental Europe, made by the young generation of European aristocracy to complete their education. The tour focused on Italy, where the young intellectuals learned about politics, culture, art and antiquity. It is difficult to imagine today that a new generation of Europeans, Africans or Asians would want to travel through Italy for the purpose of broadening their horizons; on the contrary, it appears to be urgent that a new journey be made by Italians themselves to seek out new interpretations that may serve as a foundation for a different and more aware social landscape.

"Ritratti di classe" is the beginning of a social atlas that depicts, in the traditional form of class photographs, the Italians that are about to inherit the country. The photographs on display were taken in primary and secondary schools of Turin, Caldogno (Vicenza), Sassuolo (Modena) and Ischia (Naples).

Jodice Babel

BABEL

ITA_Nel Novembre inaugura presso il Museo d'Arte Contemporanea (MSU) di Zagabria Babel, un progetto di Francesco Jodice a cura di Radmila Iva Jankovic, Adriana Rispoli e Eugenio Viola.

Con Babel Jodice trasforma l’ampia facciata multimediale (400mq) del museo croato in un blog a cielo aperto, in un dispositivo di interfaccia sociale che permette ai cittadini di Zagabria di esprimere pubblicamente intenzioni, strategie, volontà, dissensi, desideri e intolleranze inerenti la loro città e le criticità politiche, economiche e sociali ad essa connesse. Il blog è attivato tramite diversi meccanismi di ricezione che raccolgono le opinioni dei cittadini sui temi più disparati inerenti la loro comunità.

La facciata/schermo diventa lo specchio temporaneo, il termometro del sentire urbano che da individuale diventa collettivo restituendo, per 10 giorni, come una agenzia di stampa, la cronologia di questa discussione. Servendosi della potenzialità virale dei social network e strumentalizzando la liberalità anarcoide dei blog, Francesco Jodice piega la dimensione spazio temporale di questo canale di comunicazione ad un progetto artistico con l'obiettivo di segnalare in tempo reale, e in scala monumentale, gli umori e le forze entropiche di una città in transizione come Zagabria.

ENG_In November the Zagreb Museum of Contemporary Art (MSU) inaugurated the Babel exhibition, a project by Francesco Jodice, curated by Radmila Iva Jankovic, Adriana Rispoli and Eugenio Viola.

With Babel Jodice transformed the large multimedia facade (400m²) of the Croatian museum into an open-air blog, a social interface device that gave the people of Zagreb the chance to publically air their ideas, strategies, wishes, criticisms, desires and intolerances regarding their city and the relative political, economic and social issues. The blog was activated through various mechanisms of reception that collected the opinions of the people on a wide variety of subjects relating to their community.

The facade / screen became a temporary ‘mirror’, an urban thermometer, turning from individual to collective and for 10 days reported, like a news agency, on the chronology of the debate. Using the viral potential of the social networks and taking advantage of the anarchic liberal character of blogs, Francesco Jodice bent the space / time dimension of this channel of communication into an art project, with the aim of capturing in real time, and on a monumental scale, the moods and entropic forces of the city in transition that is Zagreb.

FRANCESCO JODICE

ITA_Napoli, 1967. Vive e lavora a Milano
Laureato in Architettura, Francesco Jodice comincia a lavorare con la fotografia a partire dal 1995. La sua indagine è rivolta all’analisi dei nuovi rapporti fra il comportamento sociale e il paesaggio urbano in diversi ambiti geografici. Dà vita a progetti come “What We Want” (1997), un atlante sul comportamento urbano e sociale attraverso cinquanta metropoli nel mondo, “Secret Traces” (1998), ricerca fotografica basata su pedinamenti di persone qualsiasi colte nei loro percorsi quotidiani. E' membro fondatore di Multiplicity, network internazionale di architetti e artisti che sviluppa ricerche interdisciplinari sui processi di trasformazione della condizione urbana e del comportamento sociale: nell’ambito di questa attività ha esposto, tra gli altri, il progetto “U.S.E.” (2001) alla Triennale di Milano, “Solid Sea” alla XI edizione di Documenta (2002) e “Tokyo Voids”, (2002) alla Rice Gallery di Tokyo. Gli editori Skira e Thames & Hudson hanno pubblicato nel 2004 la prima parte del progetto fotografico “What We Want”, già esposto al Museo Pecci di Prato nel 2001. Il suo film “São Paulo_Citytellers” ha partecipato alla Biennale di São Paulo nel 2006 e alla mostra Global Cities alla Tate Modern di Londra nel 2007. Nel 2008 partecipa alla rassegna “Per una Collezione di Fotografia” al Castello di Rivoli; è invitato al Festival Fair Play di Lugano; partecipa alla Bienniale di Brussels. Sempre nel 2008 è invitato da Art for The World e le Nazioni Unite a partecipare alla realizzazione del progetto cinematografico “Stories on Human Rights”, per celebrare il sessantesimo anniversario della Carta dei diritti umani, presentato al Théâtre national de Chaillot, Parigi. Nel 2009 espone la trilogia di film “Citytellers” (São Paulo, Aral, Dubai) presso il MAMbo di Bologna e nel 2010 presso il Museo MADRE di Napoli. Dal 2008 la sua ricerca si focalizza su temi geopolitici compiendo disamine dei più recenti “clash of civilizations”. Negli ultimi anni le sue opere hanno dato inizio ad un processo di verifica dei luoghi e modi di installazione dell’opera d’arte utilizzando in modo parassitario nuovi spazi pubblici quali TV e internet come ampliamenti e protesi dello spazio museale. Ha partecipato a Documenta Kassel, La Biennale di Venezia, Liverpool Biennial, Bienal de São Paulo, ICP Triennial of Photography and Video New York; esposto i suoi lavori presso Tate Modern Londra, Reina Sofia Madrid, Castello di Rivoli Torino, Maison Européenne de la Photographie Parigi, MUSAC Castilla y Leòn, MAMbo di Bologna, CCA di Tel Aviv, al Winzavod centre di Mosca e il Prado di Madrid; suoi film sono stati presentati fuori concorso ai Film Festival di Tokyo, New York, Rotterdam, Sidney. Nel 2011 pubblica per Baldini Castoldi Dalai il volume I have seen this place before, secondo volume del progetto “What We Want”. Dal 2005 è docente di Antropologia Urbana Visuale, presso il master di studi curatoriali della Nuova Accademia di Belle Arti, Milano. Dal 2008 insegna fotografia presso Forma, Milano e dal 2011 linguaggio cinematografico presso il master di cinema e new media della NABA di Milano. Sue opere sono parte di collezioni pubbliche e private in diverse istituzioni. Nel mese di Ottobre del 2011 è invitato dal Museo del Prado a realizzare un opera per la collezione, un progetto durato un anno che da vita alla mostra e video installazione “Spectaculum Spectatoris”.

ENG_Naples, 1967. Lives and works in Milan
After graduating in Architecture, in 1995 Francesco Jodice began working with photography. His study focuses on analysing new relationships between social behaviour and the urban landscape in different geographical contexts. He has set up projects such as ‘What We Want’ (1997), an atlas on urban and social behaviour in fifty cities in the world, and 'Secret Traces’ (1998), a photographic study compiled by following ordinary people in their daily routines. He is a founding member of Multiplicity, an international network of architects and artists who develop interdisciplinary researches on the processes of transformation of the urban condition and social behaviour. In the context of this activity he exhibited a number of projects, including the ‘U.S.E.’ project (2001) at the Milan Triennale, ‘Solid Sea’ at the 11th edition of Documenta (2002) and ‘Tokyo Voids’ (2002) at the Rice Gallery of Tokyo. In 2004 the publishers Skira and Thames & Hudson published the first part of the photographic project ‘What We Want’, which had already been exhibited at the Pecci Museum in Prato in 2001. His film ‘SãoPaulo_Citytellers’ took part in the Sao Paulo Biennial in 2006 and the Global Cities exhibition at the Tate Modern in London in 2007. In 2008 he participated in the exhibition “Per una Collezione di Fotografia” (For a Collection of Photography) at the Castle of Rivoli; he was invited to the Fair Play Festival in Lugano, and participated in the Brussels Biennial. Also in 2008 he was invited by Art for The World and the United Nations to contribute to the film project ‘Stories on Human Rights’, in celebration of the 60th anniversary of the Charter of Human Rights, presented at the Théâtre National de Chaillot, Paris. In 2009 he presented the film trilogy ‘Citytellers’ (São Paulo, Aral, Dubai) at the MAMbo in Bologna and in 2010 at the MADRE Museum of Naples. Since 2008 his work has focused on geopolitical subjects, examining closely the latest occurrences of the ‘clash of civilisations’. In recent years his works have sparked off a process focusing on where and how works of art are installed through the parasitical use of new public spaces, such as TV and the internet, as an expansion and extension of the museum space. He has taken part in Documenta Kassel, the Biennale of Venice, the Liverpool Biennial, Bienal de São Paulo, ICP Triennial of Photography and Video New York; he has exhibited his works at the Tate Modern, London, Reina Sofia, Madrid, the Castle of Rivoli, Turin, Maison Européenne de la Photographie, Paris, MUSAC Castilla y Leòn, MAMbo of Bologna, CCA of Tel Aviv, the Winzavod Centre in Moscow and the Prado of Madrid; his films have been presented in the out-of-competition section of the Film Festivals of Tokyo, New York, Rotterdam and Sydney. In 2011 he published for Baldini Castoldi Dalai the book ‘I have seen this place before’, the second volume of the project ‘What We Want’. Since 2005 he has lectured in Urban Visual Anthropology in the master’s course in curatorial studies of the Nuova Accademia di Belle Arti (Academy of Fine Arts), Milan. Since 2008 he has taught photography at Forma, Milan and since 2011 cinema language in the master’s course in cinema and new media at the NABA in Milan. His works are featured in public and private collections in various institutions. In October 2011 he was invited by the Museum of Prado to create a piece for the collection – a year-long project that resulted in the exhibition and video installation ‘Spectaculum Spectatoris’.